Oltre il metaverso, il Web Summit 2021 si chiude con una sfida: l'AI sarà il new normal

di Silvia Fabbi
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Chiudendo il Web Summit 2021 il presidente portoghese (ex giornalista) Marcelo Rebelo de Sousa l’ha proclamato con convinzione: “L’anno prossimo saremo 100.000” ha detto nell’abbraccio finale con il CEO Paddy Cosgrave all’Altice Arena di Lisbona. L’edizione 2021 che si conclude oggi è stata senza dubbio all’altezza delle promesse. E anche se all’inizio avevamo i nostri dubbi su quanto concrete fossero le promesse di etica e sostenibilità proclamate in apertura d’evento, alla fine abbiamo dovuto ricrederci. Difficile fare altrimenti, alla prova delle centinaia di proposte concrete e nuovi approcci – fra gli altri l’intervento di Patrick Brown, CEO di Impossible Foods – emersi dai 1.333 talk dei quasi 800 speaker, dalle idee imprenditoriali delle 1.519 startup e dagli interessi dei 872 investitori presenti al summit.

Il presidente portoghese Marcelo Rebelo de Sousa acclamato come una star al Web Summit 2021 per la cerimonia finale con Paddy Cosgrave (Foto: SIlvia Fabbi)

L’esatto contrario di quanto ha fatto Meta, che alla sua prima uscita pubblica si può dire abbia deluso le attese con le sue apparizioni zoppicanti dal punto di vista tecnico e contenutistico, oltre che con la vaghezza (strategica?) delle indicazioni sulla vera natura della nuova avventura di Mark Zuckerberg. Insomma, se da un lato siamo ancora tutti qui a chiederci “Ma alla fine, cos’è Meta?” dall’altro siamo usciti dal Summit con la sensazione di essere entrati in una nuova era: quella dell’AI.

Il summit ha mostrato che sicuramente l’AI è un hype mondiale, ma – di per sè – AI significa tutto e niente. La scoperta dell’AI è un po’ la ruota del terzo millennio: una tecnologia che fa ciò che l’uomo non è in grado di fare, nel bene ma anche nel male. Di sicuro nessuna attività economica, da qui al futuro, potrà più prescindere dall’AI. Secondo una ricerca di Forbes svolta a ottobre 2020 e citata in apertura di Web Summit, le aziende spenderanno 50 miliardi di dollari nell’AI durante il 2021 ma i risultati che otterranno saranno scarsi o inesistenti. Perché l’80% dei progetti legati all’AI non raggiunge mai la produzione e nel 40% dei casi l’adozione del prodotto non è economicamente vantaggiosa, . E poi c’è il problema della forza lavoro. “Attualmente ci sono nel mondo 300.000 AI practicioners e 10.000 AI experts, ma all’industria e all’economia ne serviranno molti di più” ha detto ieri nel suo talk “Winning the war for AI talent” Katia Walsh di Levi Strauss & co. Lo so cosa state pensando. Ebbene sì, anche gli inventori dei blue jeans si stanno confrontando con l’AI. Basti questo per capire la portata della rivoluzione che stiamo vivendo.

Foto ricordo per le startup finaliste delle competition del Web Summit 2021 (Foto: Silvia Fabbi)

La trasformazione non avverrà rapidamente, e dunque ecco le linee del low coding/no coding indicata da Hanna Hennig di Siemens. Ma d’altro canto c’è anche chi prepara una fabbrica di “soluzioni AI chiavi in mano”. Amazon ha già messo in piedi una intera filiera per consentire l’utilizzo dell’AI senza dover scrivere una riga di codice, dalla raccolta e l’analisi dei dati all’implementazione di modelli completamente customizzati. Ovviamente l’altra faccia della medaglia prevede di affidare al colosso di Jeff Bezos tutti i dati che si vogliono utilizzare per allenare un modello (testuale, visuale, predittivo, generativo etc.), ed è certo che anche di sicurezza dei dati non potremo più smettere di parlare da qui al futuro. Con i confini che spesso iniziano a farsi labili: ciò che fino a qualche anno fa era considerata invasione della privacy, oggi comincia ad essere il “new normal”. Insomma ci sarà da divertirsi, ma non per chi starà solo a guardare. Arrivederci al prossimo anno.

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