Storie di economia circolare: ecco l’auto che va a Tavernello

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La semplificazione è dietro l’angolo. Ma è anche affascinante: l’auto che va a Tavernello. E in fondo c’è del vero: l’azienda produttrice – non solo – del vino economico in cartone, o meglio il consorzio cooperativo Caviro, continua sulla strada dell’economia circolare della quale è stato precursore. Così ha trovato il modo di aprire un grande impianto di biometano agricolo, il maggiore in Italia. Spendendo nove milioni di euro e prevedendo una capacità produttiva di 12 milioni di metri cubi di biometano avanzato l’anno. Ovvero quanto basterebbe a far muovere 18mila veicoli. Economia circolare, dicevamo: all’interno dell’impianto, infatti, il biometano si produce dagli scarti.

E anche qua la semplificazione ritorna, con un certo senso. Infatti verrebbe da dire: «tipica saggezza contadina». Non si butta via niente, tutto può essere utile. Ed è proprio così. Lo hanno raccontato già vari quotidiani nazionali, come Il Sole 24 ore e proprio oggi, 20 giugno, La Repubblica.

Calata nella realtà italiana, la storia che c’è dietro è quasi più incredibile della fantascienza hollywoodiana: un laureando in ingegneria dell’università di Bologna prepara la tesi sul biometano e trova un’azienda che già dall’81 trasforma gli scarti di produzione in biogas (spinta, tra l’altro, da una regolazione che impone di ridurre l’impatto ambientale sulle acque in uscita dallo stabilimento). La trasformazione dell’impianto che brucia il gas per fare elettricità diventa un investimento da 9 milioni di euro per un nuovo “digeritore di rifiuti”. Colpo di scena finale, il decreto che paga l’incentivo ai produttori arriva in tempo nonostante i dubbi del ministro di turno.

Caviro è fra i maggiori produttori di vino in Italia. I numeri: 12.500 soci viticoltori, l’11% dell’uva italiana conferita, fra i 4 e i 5 milioni di ettolitri all’anno, con un fatturato di 330 milioni di euro e cinque milioni di clienti.