Space Economy italiana: 25 milioni alle startup nel 2025. Le sfide nell’era post PNRR

La Space Economy italiana entra in una nuova fase. Dopo gli anni segnati dagli investimenti del PNRR e da un forte dinamismo, il settore si prepara a una sfida cruciale: trasformare infrastrutture, ricerca e competenze industriali in un ecosistema capace di competere su scala globale. Secondo i dati dell’Osservatorio Space Economy del Politecnico di Milano, presentati durante il convegno “La Space Economy italiana nel post PNRR: la sfida della valorizzazione”, nel 2025 le startup italiane della Space Economy hanno raccolto circa 25 milioni di euro di capitali, in linea con il 2024, quando la raccolta era stata di 26 milioni se si esclude il maxi round da 150 milioni della scaleup D-Orbit.

Un segnale di espansione che conferma il ruolo sempre più centrale delle tecnologie spaziali per settori come la sicurezza, la gestione delle infrastrutture e la transizione energetica. Allo stesso tempo, il 2026 segnerà la fine della spinta del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che negli ultimi anni ha sostenuto progetti di rilievo come la costellazione satellitare IRIDE. Il tema ora è capire se l’ecosistema riuscirà a svilupparsi e a crescere anche senza questa leva straordinaria.

“L’economia globale dello spazio sta attraversando una fase di rapida trasformazione e di significativa espansione – afferma Paolo Trucco, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Space Economy -. L’Europa sembra timidamente intraprendere il percorso di innovazione istituzionale e industriale suggerito nel 2024 dal rapporto Draghi, senza dismettere del tutto alcune sclerosi regionalistiche o tecnocratiche. In questo contesto, l’Italia si trova oggi ad un punto di svolta: con il 2026 terminerà l’impulso del PNRR che ha sostenuto progetti di sviluppo tecnologico e di rafforzamento della filiera spazio nazionale e siamo chiamati a non disperdere questa eredità. Tutti gli attori della Space Economy nazionale devono riflettere su quanto di buono fatto in questi anni e agire in modo concertato per moltiplicarne il valore trasformativo e di consolidamento della leadership del nostro Paese”.

Startup Space in Italia: investimenti stabili ma ecosistema ancora concentrato

Con 25 milioni di euro raccolti nella totalità dei round sostenuti nel 2025, all’interno della filiera le startup italiane rappresentano una spinta importante di innovazione, ma il loro sviluppo in Italia è ancora in una fase embrionale. Il dato indica infatti una certa stabilità, soprattutto confrontandolo con l’anno precedente, ma evidenzia anche un limite importante: il capitale rimane concentrato su un numero limitato di realtà e l’ecosistema startup fatica ancora a espandersi in modo diffuso. Negli ultimi anni sono comunque emersi segnali di crescita grazie anche alle iniziative di Cassa Depositi e Prestiti Venture Capital, che ha avviato programmi di investimento verticali dedicati allo spazio e alle tecnologie deep tech.

Un contesto globale dinamico

A livello internazionale il contesto è dinamico. Nel 2025 le startup della Space Economy hanno raccolto complessivamente circa 9 miliardi di euro di venture capital, in aumento rispetto ai 5,5 miliardi del 2024. Una quota significativa degli investimenti si concentra però su pochi grandi round. Un esempio è la startup americana World View, che ha raccolto da sola circa 2,2 miliardi di euro per sviluppare piattaforme stratosferiche per l’osservazione della Terra. Geograficamente il mercato resta dominato dal Nord America, che ha attirato oltre 5,5 miliardi di euro di investimenti, mentre l’Europa si ferma a circa 1,26 miliardi. In questo scenario l’Italia si colloca in linea con gli ecosistemi europei comparabili.

La filiera spaziale italiana

La filiera spaziale italiana mostra forti segnali di crescita e si distingue per la sua struttura articolata e per l’integrazione con altri settori industriali.

Un dato indicativo è quello riferito al mercato dei servizi di Osservazione della Terra, che in Italia nel 2025 ha raggiunto i 340 milioni di euro, con una crescita del 17% rispetto al 2024. Dopo la forte accelerazione del 2024 (+28%), la crescita appare inferiore, ma in linea con l’evoluzione del contesto europeo: secondo le ultime stime EARSC pubblicate nel 2025 il mercato europeo ha raggiunto i 2,66 miliardi di euro nel 2024, con una crescita pari a +17% rispetto all’anno precedente.

L’Italia è uno dei pochi Paesi europei a disporre di un ecosistema completo lungo tutta la catena del valore, in cui il 60% delle imprese combina attività spaziali con comparti adiacenti come aviazione (26%), metalmeccanica (21%) e automotive (20). Questa contaminazione industriale favorisce il trasferimento tecnologico e l’apertura a nuovi mercati applicativi.

La filiera mantiene una forte vocazione manifatturiera: il 53% delle aziende opera nella progettazione e produzione di apparecchiature e sottosistemi, mentre il 19% si occupa di lancio e gestione di satelliti, il 16% sviluppa applicazioni basate su segnali e dati satellitari e il 12% offre servizi di supporto specializzati.

Accanto a grandi imprese capaci di guidare programmi complessi e internazionali convivono numerose PMI altamente specializzate, che però spesso incontrano difficoltà nel collaborare con i grandi player.

Il settore attraversa inoltre una fase di trasformazione tecnologica: cresce l’adozione di modelli di servitizzazione degli asset spaziali, passati dal 39% nel 2024 al 62% nel 2025, e si diffonde l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, già adottata dal 54% delle aziende soprattutto nelle attività di progettazione e produzione.

Le sfide

In un periodo in cui l’economia dello spazio vive un grande dinamismo a livello globale, caratterizzato da fattori geopolitici che hanno accentuato l’importanza dello spazio come asset per la difesa, da trasformazioni industriali e da innovazione tecnologica, l’Italia si trova di fronte oggi a una sfida cruciale: quella del post PNRR, che negli ultimi tre anni ha sostenuto importanti interventi, come la realizzazione della costellazione satellitare IRIDE e la creazione della Smart Space Factory. Il nostro paese deve valorizzare quanto realizzato e consolidare la competitività della sua Space Economy per il futuro.

Nonostante il potenziale, l’ecosistema deve affrontare alcune criticità strutturali. Tra le principali emergono la difficoltà di accesso ai finanziamenti, la collaborazione limitata tra PMI e grandi imprese e la carenza di competenze specialistiche. In particolare, il 53% delle aziende segnala una mancanza di competenze interne adeguate, mentre molte imprese faticano ad attrarre talenti altamente qualificati. Un problema che riguarda soprattutto le tecnologie deep tech, dove la competizione internazionale per ingegneri e ricercatori è sempre più intensa.

La vera prova per la Space Economy italiana arriverà nei prossimi anni. Con la fine della spinta del PNRR, il sistema dovrà dimostrare di poter continuare a crescere grazie a investimenti privati, capitali di venture capital e nuove politiche industriali. In questa direzione potrebbe avere un ruolo importante anche il ventottesimo regime europeo, un quadro normativo sovranazionale per la costituzione e l’attività delle imprese innovative, al di sopra delle singole legislazioni nazionali: un nuovo regime europeo per le startup, pensato per semplificare la creazione e la scalabilità delle startup all’interno del mercato unico.

Se saprà affrontare queste sfide con ambizione, l’Italia potrà trasformare la propria tradizione industriale e scientifica nello spazio in un ecosistema di startup deep tech capace di competere a livello globale.

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