AI in azienda, il rischio corre nei prompt: il 77% dei lavoratori condivide dati sensibili

L’intelligenza artificiale generativa è entrata nella quotidianità di milioni di lavoratori. Viene utilizzata per riassumere documenti, tradurre testi, elaborare presentazioni, redigere email e velocizzare attività che fino a pochi anni fa richiedevano tempi molto più lunghi. Ma dietro l’aumento della produttività si nasconde un rischio crescente: la perdita di controllo sui dati aziendali.

Secondo il Report 2025 di LayerX, il 77% dei dipendenti inserisce dati sensibili aziendali all’interno di chatbot basati sull’intelligenza artificiale. Una pratica spesso inconsapevole, che può riguardare informazioni commerciali, dati dei clienti, contratti, documenti interni o conversazioni riservate. Lo stesso report evidenzia come ogni lavoratore utilizzi mediamente questi strumenti circa 14 volte al giorno e che almeno tre di queste interazioni contengano informazioni sensibili.

Nuovi rischi per le imprese

La diffusione capillare dell’AI generativa sta così creando una nuova superficie di rischio per le organizzazioni. Se in passato la protezione delle informazioni aziendali era associata principalmente agli attacchi informatici o alle vulnerabilità dei sistemi, oggi una parte crescente dell’esposizione nasce dall’utilizzo quotidiano di strumenti digitali da parte degli stessi dipendenti.

Il fenomeno è favorito dalla semplicità d’uso delle piattaforme di AI. Per ottenere una sintesi di una riunione o una traduzione più accurata, molti utenti copiano e incollano direttamente contenuti aziendali all’interno dei prompt. Tuttavia, una volta che i dati vengono trasferiti verso sistemi esterni, l’impresa può perdere visibilità su come quelle informazioni vengano trattate, conservate o eventualmente utilizzate.

Accanto ai rischi operativi cresce anche la pressione normativa. L’entrata in vigore dell’AI Act europeo introduce infatti nuovi obblighi di trasparenza, supervisione e documentazione per le organizzazioni che adottano sistemi di intelligenza artificiale nei propri processi. Per molte aziende la questione riguarda sì l’efficienza o l’innovazione, ma anche e soprattutto la capacità di dimostrare come vengono trattati i dati e quali controlli siano stati previsti per garantire conformità e sicurezza.

In questo scenario emerge un nuovo mercato legato alla cosiddetta “sovranità del dato“. Sempre più imprese ricercano soluzioni che consentano di sfruttare i vantaggi dell’intelligenza artificiale senza rinunciare al controllo delle informazioni aziendali.

Il ruolo di startup come AIDAPT

È su questo fronte che si inseriscono realtà come AIDAPT, startup innovativa nata ad Ancona nel 2021 e specializzata nello sviluppo di agenti AI personalizzati per le imprese. L’azienda ha sviluppato un’infrastruttura che punta a integrare l’intelligenza artificiale nei processi operativi mantenendo la proprietà dei dati in capo alle organizzazioni e offrendo strumenti di gestione della compliance.

“Il dipendente non si sta comportando male, sta solo cercando di raggiungere l’obiettivo più in fretta. Il problema è che spesso, quando incolla in un chatbot un testo da riassumere, sta esportando dati aziendali su server di cui non sa nemmeno la posizione. L’azienda, intanto, non ha alcuna traccia di cosa sia uscito e in molti casi se ne accorge solo quando è troppo tardi”, commenta Francesco Alborino, CEO e co-fondatore di AIDAPT.

Secondo AIDAPT è possibile garantire a tutte le realtà di continuare ad avere proprietà unica delle proprie informazioni attraverso la conservazione dei dati all’interno di server posizionati nell’Unione Europea, la tracciabilità delle operazioni effettuate dai sistemi AI, la garanzia che le informazioni inserite non vengano utilizzate per addestrare modelli pubblici e la possibilità di eliminare immediatamente i dati sensibili, oltre a poter decidere il tempo di conservazione dei dati.

Dall’automazione alla governance: la sfida dell’AI in azienda sta cambiando?

Se nella prima fase della rivoluzione dell’intelligenza artificiale il dibattito si è concentrato sulle capacità dei modelli e sulle opportunità di automazione, oggi l’attenzione sembra spostarsi verso un tema meno visibile seppur strategico: il governo dei dati. Per le imprese europee, la sfida non è più adottare la giusta AI, ma farlo senza perdere il controllo delle proprie informazioni, che rappresentano uno degli asset più preziosi del business.

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