Domotica, smart city e quelle eccellenze italiane che non fanno squadra

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Came, Faac, Nice, Benincà, Bft, Vimar sono alcuni dei principali attori italiani nel settore home automation, domotica, smart home e smart city. Sono tutte eccellenti aziende internazionali, ma non creano sinergie nel campo della ricerca e sviluppo e della produzione. Il che sarebbe anche facile, visto che sono tutte nel raggio di 200 chilometri.

Perché dei concorrenti dovrebbero mettersi assieme? Perché sono tutte aziende simili per modello di business e quindi il pericolo vero per la loro sopravvivenza viene da chi è diverso da loro. Non si rendono conto di questa possibilità perché non riescono a pensare a un futuro più grande, più ricco e più sicuro collaborando tra loro. La principale ragione è una visione solitaria della competizione: io contro i miei nemici.

Immaginiamo cosa può succedere oggi: con i grandi capitali di cui dispone, un colosso digitale compra una eccellenza del settore home automation, poi usa denaro e proprie competenze digitali/Iot per creare nuove soluzioni a bisogni esistenti o latenti. Non compete più giocando lo stesso gioco delle eccellenze italiane: passa ad un livello di soddisfazione del cliente saltando parte della filiera, aumentando velocità, creando una discontinuità tecnologica imponente.

Un esempio è Verisure: fino a ieri gli allarmi antintrusione venivano venduti al canale degli installatori specialistici, oggi sono commercializzati via internet con una componente forte di servizio garantito da una rete di installatori. Verisure cresce ogni mese in maniera robusta in molta parte dell’Europa.

Oltre all’entrata di una Digital Big Corporation, c’è un’altro fattore che dinamizzerà questo settore e scardinerà gli attuali assetti: la servitizzazione degli edifici. Questo è il prossimo passo evolutivo per l’home automation. Ciò richiede di configurare la tecnologia e i modelli di business in maniera diversa, ma anche qui le aziende italiane sono lente e deboli nel perseguire questo sentiero. Chi si muoverà per primo sbaraglierà la concorrenza, lasciando gli attori più lenti indietro, ad arrancare per i rimasugli del mercato.

Riccardo Samiolo

Riccardo Samiolo

La ragione di questa lentezza strategica nel cogliere opportunità o anticipare pericoli deriva dalla trappola mentale incrementale: fare un passo vicino al precedente ti impedisce di fare dei salti evolutivi verso un nuovo modello. La trappola incrementale deriva dal restare monoformula imprenditoriale, dalla focalizzazione a breve termine dei manager quando sono pagati su obiettivi a breve termine come Ebitda, posizione finanziaria netta e così via.

Recentemente uno dei maggiori imprenditori locali ha detto che i manager sono responsabili del declino della sua azienda: purtroppo se tu li paghi a breve termine riceverai risultati su un orizzonte temporale a breve termine e nessun manager si preoccuperà di produrre alcuna strategia innovativa per generare un grande futuro.

Dobbiamo sperare in strategie più brillanti e visionarie di collaborazione tra queste meravigliose aziende italiane, perché la competizione vecchio stile le lascerà alla mercé dei giganti digitali. Questi sono interessati a comprarle a stralcio per aggiudicarsi le strutture organizzative, utili alla creazione dell’ultimo miglio per erogare servizi verso i consumatori.

Il recente annuncio del delisting di Nice può essere un prologo per questo scenario che vede una più decisa azione dei giganti digitali nel campo della home automation. Non è troppo tardi.

Riccardo Samiolo

L’autore è co-founder di Crossing srl ed è stato Cfo di Came spa