Un'italiana a Lisbona: Beatrice Leanza e il futuro dei musei

di Silvia Fabbi
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Servono ancora, i musei, nel 2021 che si affaccia al 2022? Serve ancora perdersi in mondi paralleli e immaginifici, nell’era della blockchain e dell’intelligenza artificiale, del turismo spaziale e della pandemia globale? Per Beatrice Leanza, italianissima fino allo scorso dicembre 2021 direttrice del Maat – Museo di Arte, Architettura e Tecnologia – di Lisbona e oggi curatrice di EXTMaat, i musei sono fondamentali per capire come affrontare questa fase storica. Ma i musei sono anche il luogo dove coniare la lingua nuova capace di descrivere questo mondo in cui ci troviamo a vivere e per il quale non abbiamo ancora euristiche e parole adeguate.

A marzo a Milano per la Next Design Perspectives

Sinologa di formazione, Leanza ha iniziato la propria carriera a 24 anni lasciando l’Italia per la Cina, dove ha iniziato collaborando con l’artista dissidente Ai Weiwei. Direttrice del Maat di Lisbona dal 2019 al 2021, dal 7 marzo 2022 Leanza sarà curatrice della prossima edizione di Next Design Perspectives di Milano: una giornata di incontro e di dialogo con i protagonisti del design e della creatività che lancerà anche la collaborazione con la Ellen MacArthur Foundation, leader nella ricerca e nella realizzazione di progetti di economia circolare.


Foto: Flickr/Friends of Europe

Dopo 17 anni in Oriente oggi Leanza non è semplicemente una direttrice museale e artistica, bensì al Maat è stata la mente creativa di una realtà urbana dove ritrovare parole e paradigmi per descrivere un presente in continua trasformazione. In questo, la lezione dell’Oriente è fondamentale. “In Cina non c’è alcuna paura del futuro” dice. “Si vede una grande capacità di affrontare le sfide e le difficoltà del presente con un “pragmatismo illuminato”. Una qualità che a noi in Occidente manca. Forse perché – prosegue – viviamo realtà più fratturate e geopoliticamente irrisolte”.

“L’Occidente deve trovare la propria saggezza”

Proprio per la peculiarità geopolitica che caratterizza l’Occidente, questa “nuclearizzazione degli individui e dei saperi”, come la chiama Leanza, “potrebbe essere il fertile inizio di un’età nuova”. L’Occidente non può imparare la saggezza dall’Oriente ma “deve trovare la propria. La molteplicità europea è una grande ricchezza, la promessa della coesistenza nella diversità: una base fruttifera, a patto che trovi una propria sintesi” mette in guardia Leanza.


Un’opera esposta al Maat (Foto: Silvia Fabbi)

I musei come luogo di sintesi dell’oggi

E i musei sono il luogo dove questa sintesi può avvenire. Con una sfida doppia da affrontare. Da un lato quella della rilevanza dei musei all’interno degli ecosistemi sociali ed economici cui appartengono. Dall’altro c’è da assicurare la sopravvivenza di voci alternative e critiche – cui proprio i musei possono dare corpo – che questi ecosistemi li leggano in un’ottica di rilancio e trasformazione volta al futuro”.


L’installazione interattiva “Lisbon dots” dalla mostra di Carsten Höller “DIA” exhibition al Maat (Foto: Silvia Fabbi)

Riportare senso alla complessità del presente

Ma come? “I musei devono essere quel luogo dove proprio la complessità del presente osserva se stessa, dove le diversità dialogano fra loro, consentendo al visitatore di fruire solo la parte finale di questo processo, ossia sgravandolo della complessità dell’approfondimento e del confronto” prosegue ancora Leanza, che proprio questo ruolo di sintesi del Maat lo ha incarnato con solida determinazione. “Mostre collettive, temporanee, monografiche hanno il compito di riportare senso agli orizzonti critici del nostro presente e del nostro futuro collettivo. I musei ci fanno scoprire la creatività di esploratori innovativi come una lente per dirimere le complessità e aiutarci a navigarle” conclude.

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