Venture capital italiano, meno acquisizioni e più investimenti

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La cifra complessiva, se paragonata alla maggior parte dei paesi europei, resta davvero esigua: appena 207 milioni di euro. Eppure, nel 2017, lo scenario italiano del venture capital un cambio di passo l’ha fatto segnare: meno acquisizioni ma più investimenti. L’obiettivo? Sostenere la crescita delle aziende. A fotografare l’andamento dell’anno appena trascorso, il rapporto annuale dell’Aifi, l’Associazione italiana del private equity e del venture capital, realizzato in collaborazione con Luic Business School ed Eos Investment Management.

Le operazioni di acquisizione sono state in tutto 57 (-38%). A crescere, però, sono i follow on, ossia gli investimenti successivi al primo, che sono passati da 10 a 21, per un ammontare che è passato da 30 a 43 milioni di euro. Segno che si punta a consolidare la crescita, come nota anche il Corriere della Sera, nell’efficace analisi di Fabrizio Massaro. In altre parole, l’operatore finanziario si affianca al progetto e lo supporta nella prospettiva di renderlo effettivamente scalabile.

I venture impegnati sul fronte del fund raising

A impattare, sul numero totale delle operazioni, come ha ricordato la stessa Anna Gervasoni, direttore generale di Aifi, è stata poi la ciclicità che ha portato numerosi operatori del venture capital a impegnarsi, nel corso del 2017, sul fronte del fund raising. «Per uno scenario piccolo come il nostro – ha spiegato all’Agi – questo fattore pesa».

Sotto il profilo geografico, la Lombardia si conferma come la regione nella quale si concentra il maggior numero di operazioni, con una copertura del mercato che, tra 2016 e 2017, è passata dal 33 al 38%. A seguire, il Lazio (23%) e l’Emilia Romagna (9%).

Per quanto riguarda il profilo settoriale, l’Ict rappresenta il principale ambito di riferimento, con una quota del 39% dei deal. All’interno di questo insieme, rientrano anche le applicazioni web e mobile. Alle spalle si collocano terziario avanzato e servizi finanziari, rispettivamente con una quota del 16 e del 12%.

Infine, sul fronte del valore medio dei ticket, per le startup l’iniezione di equity è stata paria 3,4 milioni di euro, per una partecipazione media del 33%. Sul versante del seed capital, invece, l’investimento standard è stato di 0,5 milioni, per una quota corrispondente – sempre in media – al 23% del capitale.

Nicola Comelli