Come cambia il lavoro. Unioncamere: «L’automazione cancellerà 300mila posti»

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Il settore più a rischio è quello dei «commessi, commercio e servizi» che rischia di perdere 135mila posti. Ma non va meglio neanche agli «impiegati, segreteria e ufficio» e agli «artigiani, operai installatori», categorie che potrebbero vedere andar in fumo 50mila posti cadauna. Stiamo parlando di un discorso spesso dibattuto: l’impatto dell’automazione sulle dinamiche di lavoro. Dibattito che vede spesso posizioni contrapposte fra chi ha fiducia nelle «magnifiche sorti e progressive» e chi invece è meno ottimista. Questi ultimi leggeranno con attenzione il rapporto di Unioncamere e Anap che prevede nei prossimi quattro anni 300mila posti di lavoro cancellati dall’automazione, così come riporta Affari e Finanza di Repubblica. Va detto per onesta che, grazie anche al turn over, l’Italia avrà bisogno di almeno 2,5 milioni di lavoratori, sempre nello stesso lasso di tempo.

Le categorie più a rischio

Ed è vero che ci sono categorie più a rischio: impiegati e archivisti d’azienda, riparatori, operai edili, montatori e via dicendo. Tutti settori dove i robot consentiranno più efficienza. «Un processo in corso da alcuni anni i cui effetti oggi possiamo solo intravedere. Cambieranno in profondità le modalità di lavoro e al termine di questo processo potranno essere fortemente ridotte le attività più ripetitive lasciando comunque più spazio ai lavori basati su creatività e rapporto con altre persone». A dirlo è Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere. Il segreto forse sta nel capire quali saranno i lavori che si andranno a creare. Molti giovani che stanno studiando in questi anni, ad esempio, andranno a fare un mestiere che ad oggi non esiste. Il cambiamento tecnologico corre veloce: il problema, semmai, è di quei lavoratori che nei prossimi anni si troveranno giocoforza costretti a ripensarsi e provare nuove strade.