Smart&Start, in 2 anni il programma del Mise ha erogato solo il 5%

Marco Bicocchi Pichi
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In due anni, dal 2015 al 2017, il programma Smart&Start Italia, il principale programma di finanziamento nazionale dedicato alle startup innovative, ha erogato soltanto il 5% delle risorse stanziate. Un risultato non proprio esaltante in un momento in cui da più parti si sottolinea la necessità di investire massicciamente nel settore per non aumentare il gap con i Paesi più avanzati in fatto d’innovazione.

A rilevare lo stallo in cui versa lo strumento di finanziamento è la Relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione della normativa a sostegno delle startup e delle Pmi innovative, che è stata pubblicata sul sito del Mise, il ministero dello sviluppo economico.

«La Relazione rende anche conto dei risultati ottenuti da Smart&Start Italia – recita la sintesi –, il principale programma di finanziamento nazionale dedicato alle startup innovative, che dispone di una dotazione finanziaria complessiva di 266 milioni di euro. Delle 1.393 domande pervenute dall’avvio del programma nel febbraio del 2015 ne sono state ammesse 332, per un totale di 159 milioni di euro impegnati. Va però evidenziato come solo una frazione molto ridotta di tale somma, circa 14 milioni di euro (5% dello stanziamento complessivo), sia stata effettivamente erogata al 30 giugno 2017, ovvero a oltre due anni dall’apertura dello sportello».

I motivi di uno stallo

È come se avessimo una piccola montagna d’oro, mentre molte imprese giovani e innovative sono in cerca di liquidità, ma bisogni e disponibilità non si incrociano. Come spiegare questo apparente paradosso?

In primo luogo, secondo la Relazione annuale, c’è il meccanismo del rimborso ex post che limita l’accesso al fondo. Non tutti hanno le risorse per anticipare i costi oggetto di rimborso. Come un cane che si morde la coda.

«Va inoltre preso in considerazione che, per presentare una richiesta di erogazione, le startup devono avere già sostenuto almeno il 20% delle spese di investimento e dei costi di gestione ammessi alle agevolazioni – prosegue l’analisi –. Il fatto che, a seguito della stipula del contratto, non sia previsto un termine di legge per l’avvio della rendicontazione delle spese di investimento e dei costi di gestione sostenuti, potrebbe contribuire a determinare la dilatazione dei tempi intuibile dal dato in esame; è pur vero però che la startup deve comunque completare il proprio piano di spesa entro 24 mesi dalla firma del contratto, salvo eventuali proroghe: è dunque lecito attendersi un’impennata delle erogazioni man mano che tale scadenza giungerà a termine per un numero significativo di startup».

Milano, Roma, Torino e Napoli le province con più startup innovative

La Relazione annuale – qui in pdf – contiene molti altri dati, fra cui quelli sulla concentrazione geografica delle startup e Pmi innovative iscritte nell’apposito registro. Al primo posto c’è Milano (1.162 startup innovative), al secondo Roma (625), al terzo Torino (285) e al quarto Napoli (261).