Nasier, il gel green che pulisce i monumenti delle città

L’industria 4.0 crea occupazione (e abbatte gli stereotipi)
3 aprile 2018
nucleare
Fusione nucleare: l’Enea sceglie Frascati per il polo Dtt da 500 milioni
5 aprile 2018

nasierUn gel per pulire dalle patine biologiche monumenti e opere d’arte esposti all’impatto degli elementi atmosferici e dell’inquinamento. Senza alcun impiego di additivi chimici e tossici. Si chiama Nasier ed è un prodotto che sta rivoluzionando il peculiare mondo del restauro. E che presto, potrebbe entrare addirittura nelle nostre case. A realizzarlo in laboratorio, Irene Scarpa, che quattro anni fa si è laureata a Ca’ Foscari in Conservazione dei Beni Culturali con una tesi proprio su quella che in ergo va sotto il nome di «pulitura enzimatica», ossia quella pulitura che si avvale di processi esclusivamente biologici, ricorrendo per l’appunto all’azione di determinati enzimi. «Che certi enzimi avessero una potente capacità di detersione non è una novità – spiega la ricercatrice e imprenditrice veneziana -. Tuttavia, questo genere di soluzioni è stata sempre caratterizzata da una forte instabilità: affinché agissero, gli enzimi dovevano trovare temperature e contesti biologici particolari».

Nasier, gli enzimi per pulire

Ed è proprio qui che si colloca l’innovazione rappresentata da Nasier: il gel crea delle microcondizioni ambientali che espandono lo spettro di temperature alle quali gli enzimi si rivelano efficaci sulla superficie sulla quale vengono depositati. Questo rende quindi il prodotto particolarmente interessante per tutte quelle realtà specializzate nel recupero e nella conservazione di monumenti e beni architettonici, che lo possono spalmare su ampie porzioni da ripulire. E il fatto che Nasier sia un prodotto del tutto naturale, ne favorisce ulteriormente l’impiego, eliminando tutti i rischi connessi all’uso dei più tradizionali prodotti chimici. Non a caso, non appena arrivato sul mercato, il gel di Irene Scarpa ha attirato l’attenzione di realtà industriali del settore, che ne hanno intuito la grande potenzialità. Inoltre, nei giorni scorsi, Brentapharm, realtà vicentina, ha investito in Nasier, sia in termini economici che di supporto logistico e operativo, con l’obiettivo di sviluppare il prodotto, anche immaginandone un impiego al di fuori del mercato della conservazione dei beni culturali. «Per esempio, esiste tutto il mondo della detergenza, sia domestica che industriale, che potrebbe trovare in Nasier una soluzione ecologica e ad impatto ambientale zero», sottolinea sempre Scarpa, lasciando intravedere la possibilità che presto, al supermercato, potremmo trovare proprio il gel nato dalla sua tesi di laurea.

Nicola Comelli