Il mercato digitale è cresciuto del 2,3% nel 2017. Il cloud dieci volte tanto

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Marco Gay - imagoeconomica

Marco Gay

Il trend imboccato è quello giusto, le previsioni sono di una crescita ulteriore ma non bisogna fermarsi: il gap digitale rispetto ai Paesi più avanzati deve ancora essere colmato. Anitec-Assinform, l’associazione di Confindustria che raggruppa le principali aziende del settore digitale italiano, calcola che nel 2017 il mercato del settore abbia mobilitato 68 miliardi 722 milioni di euro, con una crescita del 2,3% rispetto all’anno precedente. E per il futuro le stime sono in crescita: +2,6% il trend previsto per il 2018, +2,8% per il 2019, +3,1% per il 2020.

I dati, raccolti in collaborazione con NetConsulting cube, sono stati presentati dal presidente di Anitec-Assinform, Marco Gay: «I numeri confermano la ripresa degli investimenti digitali in Italia – commenta Gay –. È positivo, non solo per il nostro settore. Investire nel digitale è la risposta più efficace per consolidare la ripresa. È un modo concreto per affrontare in modo strutturale la sfida della competitività, innalzando la produttività del nostro sistema-Paese attraverso l’innovazione. I segnali sono buoni, ma bisogna dare ad essi continuità, guardando al futuro e ai ritardi da recuperare, con una programmazione tempestiva, incoraggiando le spinte più innovative verso la piena adozione delle soluzioni digitali abilitanti».

Cloud, IoT e sicurezza i settori più dinamici

Nel dettaglio, a crescere di più sono le componenti più innovative, i cosiddetti digital enabler: il cloud cresce a tassi del 23,3%, l’IoT del 17,4%, il mobile business dell’11,9%, le soluzioni per la sicurezza del 10,8%. Bene anche la pubblicità digitale e i contenuti digitali (10.360,3 milioni, +7,7%), i servizi ICT (11.056,8 milioni, +4%) e il software e i servizi ICT (6.626,1 milioni, +5,9%). I dispositivi e sistemi (18.332,7 milioni, +0,2%) e le infrastrutture immateriali (22.346 milioni, -0,1%) restano stabili, di fatto tenendo a fronte di un calo costante dei prezzi unitari.

Tuttavia da parte della Confindustria del digitale arriva un invito a non sedersi sugli allori. Sul fronte della piccola impresa, ad esempio, resta molto resta da fare, come su quello della strategia digitale nazionale e dell’ammodernamento della pubblica amministrazione che, a partire da SpID e dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente, secondo Anitec-Assinform è in netto ritardo. Qui è mancato l’effetto-scossa dato dal Piano Impresa 4.0 al settore privato.

«Le previsioni non devono illuderci – dice Marco Gay –. Scontano la continuità delle politiche già avviate per l’innovazione, e su questo fronte serve una marcia in più se si vuole recuperare quell’efficienza che è condizione di successo per qualsiasi iniziativa a favore della crescita, dell’occupazione di qualità e della sostenibilità del welfare. L’auspicio è che nell’attuale fase di costruzione dell’azione legislativa e di governo la moderata enfasi sul digitale sia la conseguenza del fatto che si dia per scontata la sua centralità, e che si voglia passare direttamente ai fatti. Non solo dando continuità a quella che oramai si chiama Impresa 4.0, ma dando una scossa, anche con nuove risorse e indirizzi, a una digitalizzazione della PA che procede troppo a rilento e che ancora non si fa moltiplicatore di innovazione. E lanciando nuovi programmi nel territorio per colmare il gap di competenze digitali che rallenta le imprese più innovative, dar forza alle start-up tecnologiche e, favorire l’inclusione digitale delle Omi, per fare in modo che esse, con tutto il loro peso occupazionale e produttivo, siano parte di filiere sempre più solide e competitive».

Dispositivi, a trainare è il wearable

Sul fronte dei dispositivi a trainare sono quelli indossabili, settore che vale 488,3 milioni, in crescita del +17,9%. Vale 3 miliardi 710 milioni il mercato degli smartphone, ormai maturo (+3,1%). Segni “più” che vanno a compensare le flessioni dei Pc laptop (-1,3% a 883 milioni), dei tablet (-0,2% a 782 milioni) e degli altri dispositivi mobili.

I device per la casa calano del 6% a 2.643 milioni: pesa il crollo degli apparecchi tv (-7,3% a 1.655,6 milioni) e dei Pc desktop (-7% a 436 milioni) mentre l’eccezione è data dalle console fisse e da altri dispositivi consumer (+3,7% a 260,5 milioni).

Ancora nel mercato dei dispositivi e sistemi, sono calati i sistemi enterprise (-1,9% a 3.600 milioni), anche in ragione della crescente fruibilità di capacità in service: l’incremento dei sistemi specializzati (+0,7% a 1390 milioni) non è bastato a compensare il calo dei sistemi di comunicazione (-2,5% a 1523 milioni) e degli altri sistemi, dai server X86 ai sistemi di fascia alta, mentre lo storage ha tutto sommato tenuto.

Software e soluzioni ICT + 5,9%

Software e soluzioni ICT, già in ripresa da tre anni, hanno ulteriormente accelerato, raggiungendo 6.626 milioni di euro (+5,9%). È cresciuto molto il software applicativo (4.892 milioni, +8,8%), spinto dal rinnovo e dalle componenti più innovative (piattaforme per la gestione web, IoT, e così via), con una progressione che non si vedeva da un decennio e che ha messo in ombra il calo del software di sistema (-5% a 518,1 milioni). Il middleware (1.216 milioni, +0,1%) ha rallentato la crescita, non per carenza di domanda, ma perché una quota crescente di essa tende ad essere soddisfatta in modalità Cloud e di Outsourcing infrastrutturale.

Servizi ICT + 4%

In netto progresso anche i servizi ICT. La crescita rilevata, del 4% a 11.057 milioni di euro, ribadisce e accentua una netta e positiva inversione di tendenza, che perdura da orami tre anni e che conferma la consistenza dei nuovi e più evoluti trend di spesa.

Il comparto è trainato dai servizi di data center e cloud computing, che nell’insieme crescono del 16,7% a 2.641,8 milioni, con la componente cloud a 1861,8 milioni, in crescita del 23,3%. Segno positivo, comunque – fatta eccezione per la sola assistenza tecnica (-1,5% a 707milioni) – anche per gli altri segmenti, a partire dall’ outsourcing ICT (+0,1% a 3.693 milioni) e dalla formazione (+1,9% a 328 milioni).

Buone anche le performance della consulenza (+ 1,5% a 797 milioni) e delle attività di sviluppo e systems integration (+1,3% a 2890 milioni), strettamente correlate all’ammodernamento di applicazioni e infrastrutture e al ricorso a nuovi modelli di fruizione dell’ICT, a partire dal cloud e da tutto quanto reso possibile dai digital enabler, e cioè dalle piattaforme e dalle tecnologie digitali di nuova generazione che permettono di innovare i processi e servizi, sviluppare nuovi modelli di business, moltiplicare le potenzialità dell’ICT.

Digital enabler in crescita a doppia cifra

I digital enabler, per la loro articolazione, si distribuiscono in vario modo nei comparti appena visti, e quindi sono già inclusi in essi, ma meritano evidenza specifica per la loro consistenza e dinamica: IoT a 2483 milioni di euro (+17,4%), sicurezza digitale a 896,5 (+10,8%), cloud a 1861,8 (+23,3%), big data a 773 (+20,1%), piattaforme gestione web a 372 (+14,2%), mobile business a 3523,4 (+11,9%), wearable a 488,3 (+17,9%); ancora di peso limitato, ma in rapida crescita invece l’ intelligenza artificiale / cognitive computing a 79,8 (+58,7%), e le blockchain 16 (+88,2%).

Industria 4.0 + 19,3%

Altre letture dei dati trasversali a tutti i comparti mostrano l’impatto di due realtà di assoluto rilievo: Industria 4.0 e ambiente digitale diffuso, inteso sia come cittadinanza digitale (digital citizenship), sia come nuovo ambiente di lavoro digitale (digital workplace).

Il fenomeno Industria 4.0 ha espresso nel 2017 un mercato complessivo (esteso a tutte le componenti) in crescita del 19,3% a 2184 milioni, ripartiti per il 56% in sistemi ICT (1219,2 milioni, +18,1%) e per il 44% in sistemi industriali (965 milioni, +20,7%), e che a parità di contesto promette di tenere la progressione almeno sino al 2020. Il fenomeno digital workplace, legato alla possibilità di lavorare da qualsiasi luogo e in modo flessibile, ha originato nel 2017 un volume d’affari di 2496 milioni, ancora progressione (+16,5%), grazie al contributo delle applicazioni e dei device mobili, delle piattaforme collaborative e dei servizi Saas.

L’ambito della digital citizenship che comprende quanto viene fruito dal cittadino e consumatore in termini di dispositivi, servizi, IoT, e simili ha contribuito per quasi un quarto alla domanda digitale, crescendo dell’11,5%.