Italy RestartsUp, 40 italiane incontrano gli innovatori della City

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Le startup italiane puntano dritte a Londra, primo hub d’innovazione in Europa. Quaranta di loro, nei giorni scorsi, sono volate nella capitale britannica per partecipare alla prima tappa di Italy RestartsUp, evento organizzato da Smau in partnership con il Mise, l’ICE e in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Aruba e le regioni Liguria, Campania, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Sicilia. Le startup, espressione principalmente del mondo del Fintech e Insuretech, dell’Artificial Intelligence, dell’innovazione nell’Agrifood e della Lifescience, si sono presentate ad alcuni dei più interessanti business angel, venture capital, fondi di investimento e corporation del sistema UK.

Un progetto, quello proposto da Smau, che risponde alla strategia dell’Open Innovation, ovvero: favorire l’incontro e lo scambio con le realtà aperte all’innovazione proveniente dall’esterno. A partire dai territori che, puntando sulla specializzazione, possono diventare nuovi agenti abilitanti di questo processo. «Con questa iniziativa abbiamo dato l’opportunità alle nostre startup di incontrare l’ecosistema britannico, realizzando nuove partnership e confrontandosi con chi ne fa parte per trarne nuovi spunti per realizzare prodotti e servizi d’eccellenza in grado di conquistare i mercati internazionali» spiega il presidente di Smau, Pierantonio Macola, specificando che il paradigma dell’Open Innovation si basa proprio sul considerare le startup, gli incubatori, gli acceleratori, i centri di ricerca, le agenzie e le stesse regioni come un sistema unico in cui le relazioni diventano leva per nuovi business digitali.

Londra, con più di 5.000 startup attive, oltre 70 spazi di coworking e 36 incubatori e acceleratori, ne è l’esempio. Non è un caso, del resto, che si sia piazzata al terzo posto nella classifica mondiale nell’edizione 2017 del Global Startup Ecosystem Ranking, dopo solo la Silicon Valley e New York. Questo anche grazie alle sue strutture finanziarie: nel 2017, gli investimenti del Venture Capital sono passati da 4,2 miliardi di dollari a 7,8 (praticamente duplicati), con più di 22 round di investimento che hanno superato i 50 milioni di dollari, anche questi in aumento rispetto ai 9 del 2016. E anche nella classifica di Mind the Bridge che fotografa il numero di startup capaci di raccogliere almeno 1 milione di dollari, l’Inghilterra è al top con oltre 1.410 startup per una raccolta di più di 20 miliardi di dollari. L’Italia si ferma a 135 startup con 900 milioni di raccolta. Chissà che l’Open Innovation non riesca davvero a diventare il nuovo motore dell’economia innovativa italiana.

Silvia Pagliuca