L’Italia “4.0” torna ad attrarre capitali esteri

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L’Italia torna a far gola agli investitori stranieri. A certificarlo il Foreign Direct Investment Confidence 2018, report elaborato annualmente dalla società di consulenza globale At Kearney che posiziona il Belpaese nella Top Ten degli Stati più attrattivi per i capitali esteri. Un risultato straordinario che vede l’Italia guadagnare solo nell’ultimo anno ben 3 posizioni, salendo dal tredicesimo al decimo posto, il gradino più alto mai raggiunto dal 2004.

Determinante, come certificano i consulenti di At Kearney, è stato il «Piano Industria 4.0» lanciato dal ministro Carlo Calenda a inizio 2017 con l’obiettivo di offrire strumenti di sostegno alle imprese per migliorarne la competitività, digitalizzare i processi, aumentare la produttività, promuovere nuove competenze e, più in generale, attirare un numero più elevato di investimenti stranieri. Missione che sembra essere stata pienamente raggiunta: gli investitori, infatti, hanno apprezzato la rinnovata attenzione del governo per la politica industriale e, come ha sottolineato la stessa At Kearney, non si sono mostrati preoccupati neanche per l’incertezza politica. Del resto, gli investimenti oggetto del report presuppongono strategie di lungo periodo e sono, dunque, poco ancorati a situazioni passeggere e volatili. Ancora non è dato sapere, però, quanto cuberanno tali investimenti. Gli ultimi indicatori disponibili sono riferiti al 2016 e fotografano un’Italia che allora seppe intercettare capitali stranieri per circa 30 miliardi di dollari. Vedremo quindi se riuscirà a fare meglio.

Ma non è tutto. Ad aver attirato l’interesse estero è stata anche la capacità dimostrata dalle imprese italiane nel mantenere alte le proprie quote di export, l’abilità del Paese nel far crescere startup e aziende innovative e l’aumento del Pil a più dell’1%, con prospettive positive anche per il 2018. A ciò si aggiungono gli investimenti fatti in energie rinnovabili (a partire dai circa 409 megawatt di nuovi impianti fotovoltaici installati nel 2017, +11% rispetto al 2016) e le fusioni e acquisizioni su larga scala (tra gli altri, l’accordo tra Luxottica Group SpA ed Essilor International SA del valore di oltre 25 miliardi di dollari).

E non è solo l’Italia a volare alta nella classifica: anche l’Europa fa registrare un trend positivo conquistando ben 14 postazioni sulle prime 25. Un andamento che secondo Erik Peterson, partner and managing director di At Kearney e co-autore dello studio, dimostra come «l’economia europea, dieci anni dopo l’inizio della crisi finanziaria globale, abbia finalmente girato l’angolo e sia pronta per una nuova crescita».

Ad aver contribuito sono state, probabilmente, anche le spinte protezionistiche arrivate dal resto del mondo che, come spesso accade in situazioni simili, hanno portato i capitali ad abbandonare i Paesi emergenti per quelli più avanzati. Nel report, infatti, i mercati sviluppati guadagnano posizioni e raggiungono il massimo storico nelle percentuali di gradimento. Il futuro, insomma, sembra essere roseo anche perché il 79% degli investitori ha dichiarato di voler aumentare i propri investimenti esteri diretti nei prossimi tre anni, il 4% in più rispetto al 2017, dimostrando maggiore fiducia nell’economia globale.

Infine, il report dà un’importante indicazione circa gli indicatori che più interessano un investitore straniero e che, proprio l’Italia, dovrebbe tenere in grande considerazione. Ai primi posti della classifica, infatti, troviamo: la trasparenza normativa e il calo della corruzione, il sistema fiscale, la facilità di pagamento e il costo del lavoro.

Silvia Pagliuca