Quando innovare salva le vite. Il biomedicale in vetrina a Innovabiomed

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C’è un’innovazione che possiamo dire possa valere un po’ più delle altre. Ed è quella che punta a migliorare la salute di tutti noi. Il biomedicale è un settore forte in Italia, magari non del tutto conosciuto al grande pubblico. Un industria che vale 11 miliardi di euro, esporta per quasi 5 miliardi, mette insieme 3.880 aziende per 76mila addetti, secondo i dati 2016 di Assobiomedica. Un’industria da mettere in vetrina: a questo punta la prima edizione di Innovabiomed, la manifestazione che si terrà in Fiera a Verona il 23 e il 24 gennaio.

Innovabiomed è il luogo in cui gli esperti della produzione di dispositivi medici avranno la possibilità di incontrarsi e confrontarsi per mantenere l’industria biomedicale italiana competitiva nel mondo. Nel corso dell’evento si terranno seminari, workshop e occasioni di networking per favorire lo sviluppo di relazioni fra gli operatori del settore di qualsiasi pertinenza tecnico-scientifica.

Presidi medico-chirurgici, dispositivi impiantabili attivi e passivi, protesi e sistemi ortopedici, apparecchiature e strumentazioni medicali e diagnostiche, stampanti in 3D. Quello dei dispositivi medici è un comparto caratterizzato da alta tecnologia e rapido tasso d’innovazione in cui l’Italia gioca un ruolo di primo piano a livello internazionale e che riguarda diverse aree scientifico-tecnologiche: dalla fisica alla meccanica, dalla biologia alla scienza dei materiali, dall’ingegneria clinica all’elettronica. Innovabiomed, evento nato grazie all’intuizione del chirurgo Carlo A. Adami, innovatore e pioniere di tecniche chirurgiche, e del manager Marco Gibertoni, professionista nel settore biomedicale, e si propone di mettere in relazione gli attori del settore, con l’obiettivo di fornire una risposta alle nuove esigenze mediche.

L’esempio delle valvole cardiache

Biocompatibility Innovation (BCI), la startup padovana che punta a raddoppiare la durata dei sostituti valvolari cardiaci di origine animale, in vetrina a Innovabiomed, la prima edizione della fiera che mette insieme produttori di dispositivi medici per mantenere l’industria biomedica italiana competitiva nel mondo. L’appuntamento è nei padiglioni fieristici di Verona, il 23 e 24 gennaio, per un confronto su innovazioni di materiali, componenti, tecnologie e servizi. Gli organizzatori del prestigioso evento hanno invitato BioCompatibility Innovation, l’innovativa startup padovana che – grazie all’azione di principi attivi di derivazione naturale – ha dato il via alla sperimentazione ufficiale dei sostituti valvolare in collaborazione con il Policlinico Universitario Gemelli di Roma. Un’idea messa a punto da due biologi con una robusta esperienza accademica, Alessandro Gandaglia e Filippo Naso, e Ugo Stefanelli, medico e imprenditore.

L’esperienza di BCI verrà approfondita in un workshop dedicato all’idea innovativa che si svolgerà il 23 gennaio (ore 16, sala Meeting 1), che vedrà riuniti alcuni dei massimi esperti del settore. Con Naso e Gandaglia ci saranno Massimo Massetti, direttore dell’Area Cardiovascolare e della Cardiochirurgia del Policlinico Gemelli di Roma, titolare della Cattedra di Cardiochirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma accompagnato dal Dr. Gianluigi Perri, cardiochirurgo del Gemelli; Michele Spina, esperto di matrice extracellulare del sistema cardiovascolare, Senior Scholar Università degli Studi di Padova; Andrea Iacoangeli, Ceo Wolfyr Ltd e specialista nell’introduzione e sviluppo nei mercati internazionali di dispositivi protesici biologici; Christian Micheletti dell’Ecsin-European Center for the Sustainable Impact of Nanotechnology, Ecamricert Srl.

BCI ha sviluppato un procedimento chiamato FACTA, messo a punto da Alessandro Gandaglia e Filippo Naso. Ha già ottenuto 700mila euro di finanziamenti ed è in fase di sperimentazione al Policlinico Gemelli di Roma. Il meccanismo si basa sull’inattivazione della molecola alpha-Gal che scatena le reazioni avverse nelle attuali protesi valvolari cardiache di tipo biologico (bioprotesi). Una piccola molecola presente in tutti i mammiferi ad eccezione dell’uomo, responsabile dell’instaurarsi di reazioni immunologiche che portano alla degenerazione e alla disfunzionalità della bioprotesi valvolare impiantata. La reazione avversa all’antigene alpha-Gal colpisce tutti i portatori di bioprotesi: nel 50% dei casi induce calcificazioni che costringono alla sostituzione della valvola mediamente dopo 10 anni dall’impianto. La calcificazione inoltre si sviluppa più rapidamente se il paziente trapiantato è giovane. Sotto i 35 anni di età infatti la sostituzione è necessaria dopo solo cinque anni dal primo impianto per il 100% dei pazienti; sopra i 35 anni, nel 50% dei casi è necessario effettuare un nuovo intervento dopo circa dieci/dodici anni. Se si conta che nell’arco di una vita media il numero massimo di sostituzioni valvolari effettuabili è di 2 o 3, si capisce come questo problema abbia effetti diretti sulla qualità di vita di questi pazienti. La particolarità della metodica di trattamento delle valvole – FACTA – risiede nella capacità di disinnescare l’antigene alpha-Gal e di conseguenza inibire di oltre l’85% i processi di calcificazione. Il trattamento non è limitato ai soli sostituti valvolari cardiaci, ma resta comunque applicabile a tutti i tessuti di origine animale utilizzati per la fabbricazione di bioprotesi impiantabili (ligamenti e tendini, dura mater, patch intestinali, gastriche e polmonari).