Il Fashion affronta la sfida della digital transformation (senza perdere l’anima)

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L’Italia è la patria della moda. E la moda è imperniata su fondamenta tipicamente nostrane: creatività e tradizione. È forse questa la ragione che ha sempre reso il settore un po’ restio al cambiamento e all’innovazione: «Siamo un po’ indietro rispetto ad altre industry, ma qualcosa sta cominciando a muoversi» commenta Leonardo Raineri, innovation manager di Miroglio Group, uno dei protagonisti del tavolo tematico su Fashion & Design di Innovation Nation Forum 2018 con Fabio Brigante (Borsa Italiana), Giusy Cannone (Fashion Technology Accelerator), Stefano Guidotti (Milano Investment Partners), Tommaso Paoli (Nuo Capital) e Jacopo Sebastio (Velasca). A moderare il panel Barbara Gasperini, giornalista di La7 e Rai International.

Miraglio è una delle poche del fast fashion italiano ad aver approcciato al mondo dell’innovazione acquisendo delle startup: «Un esempio è The color soup, che stampa in digitale tessuti anche in piccoli quantitativi. Miroglio stampa per marchi come Zara, ma non lo faceva per i privati, con la startup abbiamo lanciato un servizio BtoC». Servizio che non è volto al business ma alla semplice internalizzazione di processi e modelli innovativi.

Parte invece dall’innovazione per approdare sul mondo del commercio fisico Velasca, startup che vende online in tutto il mondo calzature su misura. Fondata quasi “per gioco”, da un bisogno personale di uno dei due founder. Enrico Casati lavorava in una società di consulenza a Singapore. Per avere un nuovo paio di scarpe, di buona qualità a un prezzo accessibile, ha dovuto aspettare che l’amico Jacopo Sebastio gliele portasse in Asia: «Lì si trovavano solo quelle costosissime dei marchi di alta moda — racconta quest’ultimo — e quelle di basso livello». L’episodio li ha ispirati: «Abbiamo pensato: perché non iniziare a proporre online e vendere in tutto il mondo scarpe made in Italy?».

Così è nata Velasca, la startup che vende online a prezzi accessibili scarpe da uomo artigianali. Non a caso il target di clientela comprende consulenti, banker, professionisti e manager. Oggi Velasca ha aperto anche degli showroom fisici per attirare il cliente. Un esempio virtuoso, che dà anche lavoro al distretto calzaturiero marchigiano: «Collaboriamo con sei artigiani delle Marche che producono le nostre calzature». Il business model Velasca, infatti, si fonda proprio sull’unione sinergica di tradizione e innovazione: per realizzare un prodotto di ottima qualità, la società si affida agli artigiani marchigiani. Per gestire la comunicazione e il rapporto con il consumatore, al contrario, sfrutta il potenziale del canale digitale.

Le aziende tradizionali, dall’alta moda al fast fashion, invece, stanno iniziando a innovare partendo dal concetto di personalizzazione: «Il cliente chiede capi e accessori sempre di più personalizzati – spiega Giusy Cannone, ceo di Fashion Technology Accelerator -. Il tema della fidelizzazione del cliente sta cambiando, non attratto dal brand ma dalla verità del messaggio e dall’esperienza». E, naturalmente, utilizzare tutte le tecnologie digitali per il marketing e la gestione della clientela: «Noi tagghiamo ogni capo di abbigliamento con un codice unico, riusciamo a registrare i prodotti che i clienti portano in camerino per vedere se l’acquisto viene o meno finalizzato e capirne i motivi – racconta Raineri -: chi nasce digitale è abituato a monitorare tutto, portare il digitale in negozio è la grande sfida». Senza dimenticare la tradizione. «Investiamo in Crm online e offline, raccogliamo dati e realizziamo comunicazione personalizzata, ma le botteghe fisiche continuano ad avere una grande importanza» conclude Jacopo Sebastio.

Giulia Cimpanelli