Bitcoin e criptovalute: il ranking 2017 e la cautela di Bankitalia

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Il 2017 sarà ricordato anche come l’anno in cui le criptovalute sono diventate mainstream, portando oltre gli steccati degli specialisti il dibattito sulle nuove frontiere del fintech. Merito in gran parte di Bitcoin, sicuramente, la più famosa (e discussa) “moneta virtuale” che negli ultimi 12 mesi ha conosciuto rialzi portentosi e altrettanto fragorosi tonfi, in un vero ottovolante di quotazioni. Ma Bitcoin non è che la punta di un iceberg in forte movimento.

Quella riportata qui sopra è la classifica delle quotazioni delle criptovalute più performanti nel 2017. È stata realizzata da CoinMarketCap, riportata da Quartz e citata dall’Agi all’interno di un servizio che fa il punto sull’evoluzione del settore. Dove si nota che paradossalmente la moneta che comincia con la “B” è fra quelle che sono cresciute meno, solo dell’1,318% fra inizio e fine 2017.

Bankitalia, le criptovalute e il fintech

Fra fragili entusiasmi e crescenti timori che la “bolla” delle criptovalute stia per scoppiare – qui su Il Post trovate un buon riassunto dell’ultimo crollo del Bitcoin a fine dicembre e sulle ipotesi attorno alle cause –, in Italia l’emergere del continente fintech va a smuovere le acque già agitate del settore bancario. Ottobre, novembre e dicembre 2017 sono stati i mesi della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, che ha tenuto banco sui giornali per le rivelazioni e i fiumi di dichiarazioni sulle crisi Mps, Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza e Banca Etruria.

Fabio Panetta

Fabio Panetta

Nel polverone delle polemiche è finita anche la Banca d’Italia. Che si trova però anche a fare i conti con gli effetti della finanza di nuova generazione che passa attraverso i bit. In un’intervista a La Stampa è il vice direttore di via Nazionale Fabio Panetta a esporre il punto di vista di Bankitalia sul fenomeno delle criptovalute, e a mettere in allerta i risparmiatori con parole nette: per Panetta non si tratta di vere monete ma di «un contratto altamente speculativo. La sua volatilità lo rende simile a una scommessa».

Ma non c’è solo il semaforo rosso alla moneta virtuale, nelle parole del membro del Direttorio della Banca d’Italia. Le banche, dice Panetta, devono lavorare molto sull’innovazione se non vogliono finire sorpassate, e magari comprate, dai giganti del web: «Le banche devono migliorare il ricorso all’innovazione rispetto al passato, quando la tecnologia raddoppiava l’attività tradizionale e i bancomat duplicavano gli sportelli. La scommessa è sostituire, non affiancare, i canali tradizionali con servizi a distanza, sapendo che lo sportello non sparirà, perché non vedo molti clienti acquistare un mutuo online».

Se Amazon chiedesse la licenza bancaria, aggiunge Panetta, non ci sarebbero forti motivazioni per non concedergliela. L’eventuale ingresso dei big di internet nel settore bancario italiano avrebbe l’effetto di un terremoto. Uno scenario totalmente inedito in cui il controllo dei dati sugli utenti si incrocerebbe con il business del credito, con conseguenze difficilmente prevedibili. Insomma, un’intervista tutta da leggere.