Cresce l’economia “bio”: le 576 startup italiane valgono 277 milioni

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Intesa Sanpaolo fotografa l’innovazione nel settore biotech italiano nel quarto Rapporto “La Bioeconomia in Europa”, che si può consultare a questo link. Sono 576 le startup innovative che si occupano di bioeconomia, e rappresentano circa il 7% del totale di quelle iscritte all’apposito registro, una percentuale che non si discosta molto dal peso effettivo di questo settore nell’economia nazionale. Il loro valore di produzione complessivo è stimato in 277 milioni di euro.

Ma di che cosa si occupano le startup biotech? La grande maggioranza di esse lavorano nell’ambito della consulenza e della ricerca e sviluppo (308, pari al 53,5%). «In termini di numerosità – si legge nel rapporto – seguono poi le attività, più tradizionali, dell’alimentare e bevande (67 startup pari all’11,6% del totale) e dell’agricoltura (53 soggetti pari al 9,2%). Elevata anche la presenza di startup innovative della bioeconomia nei settori dell’acqua, energia e rifiuti (52, concentrate nell’energia e nei rifiuti), e nella chimica bio-based (41 start-up pari a quasi il 60% dei soggetti iscritti al Registro per il settore chimico)».

Dal punto di vista territoriale, si segnalano valori sopra la media nazionale, nel numero di startup del settore, in Umbria, nelle Marche, in Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige – tutte regioni a forte vocazione nelle start-up innovative – ma anche in Sardegna, Sicilia e Puglia, tra le regioni a minore presenza di start-up innovative.

Concentrazioni che si spiegano, si legge nel rapporto, con il «ruolo importante giocato da alcuni poli universitari d’eccellenza che, insieme alla vocazione territoriale verso i settori della bioeconomia, sembrano costituire un driver importante per la nascita delle imprese innovative nella bioeconomia».